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Opera scomoda, per molti motivi. E affascinante, per le stesse ragioni. “Il terrorista” può essere definito un film sulla Resistenza, non fosse che si ostina a sfuggire a qualsiasi definizione netta. La Resistenza mostrata nel film rifugge da qualsiasi tentazione epica, retorica, facilmente celebrativa: la ribellione contro il nazifascismo non ci è mostrata come un movimento compatto, ma come un terreno di tensione tra guerriglia anarchica e calcolo politico. Le azioni partigiane si svolgono sullo sfondo della Venezia repubblichina occupata dai fascisti (pagina molto poco frequentata dal cinema italiano), ricostruita in modo da restituire un clima grigio e soffocante. La lotta contro la dittatura assume una forma inedita, attraversata da una costante messa in discussione del pensiero unico e sospinta verso terreni inattesi da una messa in scena che evidenzia un rigore espressivo raro. Gianfranco De Bosio (ex partigiano) è uno dei nomi più prestigiosi del teatro italiano, prestato raramente al cinema (questo è il suo debutto dietro alla macchina da presa). Sceneggia con lui Luigi Squarzina, altro protagonista indiscusso del teatro del Novecento. Accanto a Gian Maria Volonté, come sempre perfettamente in grado di sfidare l’ovvio, troviamo Raffaella Carrà, fresca diplomata del Centro Sperimentale di Cinematografia.