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A chi gli chiedeva del Padrino di Coppola, Rosi rispondeva così: “È un grande film, ma il suo Padrino è un personaggio mitico, raccontato così bene che la gente ci si identifica. Io invece, nel mio cinema, ho sempre voluto il contrario: che il pubblico non si identificasse. Che si concentrasse sulla verità”. L’aspetto straordinario dei migliori film di Rosi (e “Lucky Luciano” vi rientra appieno) è la naturalezza con la quale la precisione della ricerca storica si innesta in una narrazione estremamente coinvolgente e vorticosa. Il suo è un cinema che lavora in profondità senza mai cadere nella pedanteria, mantenendo sempre vigile l’attenzione del pubblico. Lucky Luciano è un romanzo criminale che scava con rara lucidità negli intrecci tra potere legale e illegale, restituendoci un personaggio indimenticabile, dalle sfumature densissime. Gian Maria Volonté qui è un gigante. Racconta Rosi che l’ultima amante di Luciano, quando vide l’attore vestito e truccato sul set, lo fissò sbalordita esclamando: “È isso!”